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Crucio
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Inviato il 17 Dicembre 2009, 20:43 Da Alvise Ferialdi |
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http://www.leragioni.it/2009/12/17/...oiare-il-rospo/
VALE LA PENA DI INGOIARE IL ROSPO?
Come uscire dal cul de sac drammatico in cui si trova la repubblica?L’appello a moderare i toni non basta più.Occorre individuare delle iniziative politiche e proporle apertamente nel dibattito pubblico.La proposta dell’assemblea costituente avanzata da alcuni esponenti socialisti ha il pregio di proporre anche simbolicamente il terreno delle riforme costituzionali come quello su cui giungere al chiarimento e allo sblocco della situazione.Ma a prescindere dallo “strumento”assemblea costituente,forse meno utile(anzi per alcuni versi rischioso)del percorso normale dell’art.138 della C.,a monte si pone una domanda:cosa vuole davvero Berlusconi?L’impressione è che la sua unica preoccupazione sia la protezione dai processi che lo riguardano.Per il resto non si avverte un grande interesse riformatore,si vede invece una agitazione propagandistica circa la pretesa supremazia dell’eletto dal popolo su ogni altro potere,in una prospettiva populistica e plebiscitaria usata più in chiave di minaccia e di condizionamento che in funzione di un organico disegno di repubblica presidenziale.Se è così della assemblea costituente Berlusconi non sa che farsene.Anzi la potrebbe vedere come un ridimensionamento della sua maggioranza in parlamento.Ma se è così non è interessato neppure al percorso riformatore normale sulla bozza Violante.Anzi ci si deve aspettare che punterà a tutti i costi a ottenere le leggi ad personam in tempi ristrettissimi,usando la minaccia di ricorrere ,se bloccato,alle elezioni anticipate, invocate come un giudizio di Dio finale contro tutti i suoi nemici.Questo spiega l’allarme di Casini che da un lato si dichiara disponibile a costituzionalizzare il Lodo Alfano e a far passare in tempi stretti la proposta sul “legittimo impedimento”,ma dall’altro prospetta “l’unità repubblicana”contro l’aspirante monarca qualora voglia scassare il sistema giudiziario e portare il paese alle elezioni anticipate.A questo punto, usando la ragione contro un immediato istinto di rigetto,devo ammettere che questa posizione di Casini mi sembra la più lucida sul tappeto e credo che il PD non possa non farla sua, accettando di “non confinare i problemi giudiziari di Berlusconi nel suo recinto privato”.Provare insomma per questa via ad aprire col centro destra il confronto sulle riforme costituzionali.Questa ipotesi mi sembra peraltro non esclusa neppure da D’Alema sul Corriere di oggi quando dice:”Se per evitare il suo processo devono liberare centinaia di imputati di gravi reati(il processo breve)è quasi meglio che facciano una leggina ad personam per limitare il danno all’ordinamento e alla sicurezza dei cittadini”.Naturalmente non si tratta di una scelta facile.Ci sarebbe un prezzo alto da pagare,perché sconterebbe l’opposizione di una parte grande di opinione pubblica e l’attacco ad alzo zero di Di Pietro.Ma anche lo scenario di elezioni anticipate con un fronte ampio repubblicano non sarebbe senza costi,perché,a parte la pericolosa ulteriore esasperazione del conflitto istituzionale,politico e civile,riporterebbe il paese-anche dopo una eventuale e non scontata vittoria repubblicana-al punto di dover ricominciare da capo.Di dovere cioè ricostruire l’assetto costituzionale e ridisegnare una nuova dialettica politica,una volta chiusa l’avventura berlusconiana. Dunque in termini immediati torneremmo all’emergenza democratica con l’accantonamento dei gravi problemi strutturali del paese(Sud,produttività del sistema,criminalità organizzata,modello di sviluppo)accentuati nella loro dimensione sociale dalla crisi economica internazionale. Un’altra legislatura perduta,un ulteriore arretramento del paese,un ulteriore rinvio della necessaria riorganizzazione della sinistra che non può non passare per una curvatura del PD nella direzione di un grande partito popolare e socialista,capace da quel più solido posizionamento di candidarsi a guidare una alleanza più ampia di forze riformatrici.Per questo dico che val la pena di ingoiare il rospo del salvacondotto a Berlusconi se può servire a portare la vita politica del paese sul terreno della ragionevolezza e della responsabilità.Se poi questa offerta fosse respinta ,allora a estremi mali …. estremi rimedi!
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Inviato il 16 Dicembre 2009, 23:41 Da Andrew Nat |
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L'Associazione Culturale "Forum Terzo Millennio", come da tradizione, si incontra per salutare tutti i suoi iscritti e simpatizzanti prima delle feste natalizie e dell'anno nuovo. In queste occasioni si brinda e si discute insieme con degli ospiti d'eccezione.
Questo anno parteciperanno:
- Emanuele Macaluso
- Lanfranco Turci
A finire rinfresco con brindisi
Sala Conferenze Associazione "Forum Terzo Millennio"
Via Edgardo Ferrati 12, 00154 Roma
(METRO B - GARBATELLA)
info:
http://www.forumterzomillennio.it/
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Inviato il 08 Dicembre 2009, 23:45 Da Crucio |
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http://www.rosanelpugno.it/rosanelpugno/node/19765
Lettera aperta ai compagni Socialisti, su Regionali e oltre
Le elezioni regionali cadono in un momento di accelerazione del degrado istituzionale del nostro Paese. Ci rivolgiamo a voi Socialisti -organizzati e non, attivi o “in attesa”- perché riteniamo possibile, e quindi doveroso, usare questo appuntamento per rilanciare nel Paese un’alternativa riformatrice alla quotidiana rissa tra capipartito.
Nella stagione che vide la nascita dell’entusiasmante progetto della Rosa nel Pugno, chiarimmo insieme che non si trattava di unire spezzoni “socialisti”, “liberali”, “laici” e “radicali”, ma di proporre finalmente una sintesi di quelle grandi storie politiche, non attraverso un’opera riverniciatura ideologica come quelle che continua ad appassionare ex-PCI ed ex-DC nel Partito democratico, ma su obiettivi di profondo cambiamento dello Stato, dei partiti, del livello di libertà individuale e qualità democratica. Alla base di quel tentativo c’era la necessità di porre l’esigenza “liberale” del diritto e della giustizia come grande questione sociale –e socialista!- del nostro tempo, a partire dal dissesto del Sistema giudiziario italiano che travolge milioni di famiglie. Marciammo a Natale per l’amnistia contro l’impunità delle prescrizioni, e lanciammo al Paese segnali dirompenti per la riforma laica dei diritti civili e di modernizzazione del welfare a favore degli esclusi.
Dopo che quel progetto fu stroncato sul nascere dalla reazione del Regime, oggi, di fronte a un PdL a leadership leghista che disattende ogni promessa liberale e sociale, a partire da quella sul taglio delle tasse, il Partito democratico è paralizzato dal conflitto tra “dialoganti” con Berlusconi e “intransigenti”, privo di un progetto alternativo di riforma e condannato alla subalternità, cioè a rappresentare la gamba debole della conservazione di un sessantennio, sempre meno democratico, al quale è urgente porre fine.
Ci rivolgiamo a voi perché riteniamo esista la possibilità di dare corpo a un progetto in grado di rompere i veti incrociati alle riforme. Possiamo infatti oggi, in vista delle elezioni regionali, realizzare l’aggregazione delle energie socialiste, radicali e ambientaliste, laiche, liberali e repubblicane, in un proposta elettorale che veda i nostri rispettivi simboli presenti “in coalizione” nelle Regioni italiane, esprimendo anche candidati autonomi alla presidenza delle Regioni. In particolare, la partecipazione del simbolo Verde del “sole che ride”, del simbolo Socialista e del simbolo Bonino-Pannella rappresenterebbe la continuazione ideale del grande tentativo della Rosa nel Pugno, in sintonia con quel movimento ecologista europeo che pone la questione ambientale al cuore dei rapporti sociali, produttivi e del lavoro, liberandola dalla marginalità ideologica alla quale pure in Italia è stata troppo a lungo confinata. Anche per questo affidiamo questa lettera a “Terra”, a pochi giorni dalla riunione degli Stati generali dell’Ecologia del 12 Dicembre promossi dai Verdi e alla quale parteciperemo.
Conosciamo le obiezioni che ci vengono sollevate sulla base delle esigenze di “schieramento” all’interno della partitocrazia italiana. Sappiamo bene come nel centrodestra per i socialisti sia innanzitutto sentita l’esigenza di “pesare” nei rapporti di forza della maggioranza. Così come siamo consapevoli della necessità, per i socialisti che fanno riferimento al centrosinistra, di difendere uno spazio nel recinto del Partito democratico, magari attraverso l’appendice di Sinistra e libertà.
Come Radicali, abbiamo dimostrato di non cedere a tentazioni identitarie quando abbiamo accettato di subire il veto su Pannella, D’Elia e Viale per non offrire la soddisfazione –in particolare Oltretevere- della nostra esclusione dal Parlamento. Ma renderemmo ora un cattivo servizio al Partito democratico, nei cui gruppi parlamentari pur siedono i nostri eletti, se ci rassegnassimo a subire una politica incapace di qualsiasi scatto liberale sulla giustizia, l’economia, la politica internazionale, la laicità; se accettassimo che la preferenza del Pd per l’Italia dei Valori, dimostrata con l’apparentamento del simbolo alle elezioni, si aggravi e stabilizzi come “scelta strategica”, così come “strategica” è la convergenza con il Pdl su Gheddafi e Putin, o su D’alema candidato di Berlusconi nella UE.
Continuando a ritenere necessaria la creazione di un grande “partito democratico”, e di un grande “partito conservatore / repubblicano” all’americana, non avremmo esitazioni a stringere alleanze che ci possano avvicinare a questo obiettivo e alla realizzazione di una vera alternativa antipartitocratica in Italia. Ma riteniamo che la praticabilità di un tale progetto dipenda innanzitutto dalla capacità di presentare al Paese, all’opinione pubblica, una nostra comune proposta di coalizione Socialisti-Verdi-Bonino/Pannella, di convergenza delle ormai secolari e gloriose storie laiche, liberali ed europee. Insieme avremmo certamente il dovere di confrontarci con questo Partito democratico, volti a conquistare un grande accordo politico nazionale con il PD che non si riduca all’accettazione di marginali concessioni nel sottopotere regionale; ma anche pronti al suo contrario, cioè ad avviare un grande scontro politico per la leadership riformatrice di questo Paese che guardi anche oltre la scadenza delle Regionali. Fatevi vivi al più presto, anche rispondendo a questa email.
Mario Staderini, Segretario di Radicali italiani
Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Coscioni
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Inviato il 02 Novembre 2009, 10:24 Da Crucio |
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Quando è nata Sinistra e Libertà in molti hanno pensato che potesse iniziare un percorso importante di rinnovamento della sinistra italiana.
Torniamo a quei mesi: la dottrina Veltroni aveva pressoché bandito il termine “sinistra” dal vocabolario dell’opposizione parlamentare, Franceschini si poneva tutto sommato in continuità con questa impostazione.
Storie importanti della sinistra italiana antica e recente erano state estromesse dal parlamento e lo sbarramento per le europee profilava una nuova esclusione. Socialisti, ecologisti, democratici di sinistra erano forza extraparlamentare, costretti a ritagliarsi angusti spazi sui media per lanciare qualche proposta, per far sentire la loro voce.
Vendola, sulla traccia segnata da Bertinotti prima e da Giordano poi, aveva consumato una dolorosa scissione da Rifondazione. Si chiariva così l’equivoco, punto di debolezza della precedente esperienza del centro-sinistra al governo, di una sinistra antisistema e nel sistema. Ferrero dava vita a una lista anticapitalista con Diliberto e Salvi, Vendola varava un rassemblement che riportava la parola Libertà a sinistra e che portava in dote la grande speranza di aprire una riflessione profonda sull’identità e le prospettive di tutta la sinistra italiana.
Oggi la situazione è radicalmente cambiata: le primarie hanno indicato per il Pd il percorso dell’alternativa di governo passando per un ricollocamento nel suo alveo naturale (e magari, perchè no, per una revisione degli obiettivi a breve e lungo termine di una sinistra riformista e di governo). Come dicono i centristi: è un bene, si sciolgono dubbi e ambiguità (e dal canto loro si apre più spazio al centro ndR).

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Inviato il 20 Ottobre 2009, 14:59 Da Crucio |
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di Tomaso Greco
leragioni.it commenta i dai UIL con Antonio Foccillo (segretario confederale) e Walter Galbusera (segretario regionale della lombardia)
In Italia c’è un dato di cui si parla poco, pochissimo. Ma è difficile negare che la fotografia di una crisi passi soprattutto per i dati sulla disoccupazione, sull’insicurezza della vita, sull’impossibilità di fare affidamento nel futuro. Nel dibattito politico il lavoro sembra essere il grande assente, che viene chiamato in causa di tanto in tanto quando “fa notizia”, quando Tremonti, fulminato sulla via di Damasco, diventa strenuo sostenitore del posto fisso, quando assistiamo impotenti ai teli tirati fin sopra la testa di un uomo o di una donna caduti durante l’orario di lavoro.
Ma fuori dalla tragedia, spesso causata da impianti non a norma, da cantieri insicuri, da turni massacranti, il lavoro non fa notizia.
Eppure l’analisi del monitoraggio delle comunicazioni obbligatorie, effettuato dalla UIL, consegna un’immagine inquietante che rende, meglio di qualsiasi indice, l’immagine di un Paese in difficoltà.
Sono circa 557 mila i posti di lavoro perduti tra Giugno 2008 e Giugno 2009 e, se a questo si aggiunge la previsione fatta dal segretario confederale CGIL Agostino Megale a fine estate che prospettava per il 2010 tra 800 mila e un milione di posti di lavoro in meno, il peggio sembra ancora all’orizzonte.
I dati UIL, scomponibili nella doppia voce di rapporti di lavoro attivati (-457 mila) e di rapporti di lavoro cessati (+100 mila), fotografano una realtà tanto più interessante se si tiene conto che è stato comparata la situazione del lavoro prima e durante la dura crisi economica iniziata nell’autunno 2008 e non ancora terminata

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